Pubblicato il 19 ottobre 2009 ¬ 22:30h. pctips1 Commento »
La classe di Vinokourov Un anno fa di questi tempi ci fregammo le mani per applaudire il ritorno con 3° posto di Ivan Basso alla Japan Cup dopo un anno e mezzo di assenza dalle competizioni. Che dovremmo fare allora per Vinokourov, più vecchio del varesino e per più tempo lontano dalle corse che contano (2 anni), e capace di rientrare con una competitività (tappa al Tour de l’Ain, campione asiatico a cronometro, 2° nel Campionato asiatico in linea, tre top 15 alla Vuelta a España, 8° al Mondiale a cronometro, all’attacco durante l’ultimo giro del Mondiale in linea, 5° al Giro dell’Emilia, 7° oggi) ed una grinta da far invidia a molti neopro’?
Probabilmente ogni parola è superflua: bisogna applaudirlo e basta. Anzi, applaudirlo e maledire. Maledire chi non ci ha permesso di gustarci questo corridore per due lunghissimi anni, povero ciclismo.
Nei giorni scorsi ho avuto modo di leggere un’edizione dell’Amleto con postfazione di uno dei miei autori inglesi preferiti. Alcuni passaggi, che riporto sotto parzialmente, mi hanno colpito per la loro grande attualità, e allo stesso tempo mi hanno fatto da monito per una situazione particolare che presto dovrò affrontare. La conclusione a cui sono giunto è piuttosto prevedibile e anche ragionevole, ma è solo in parte sfiorata dallo scopo di questo post: scriverne non avrebbe molto senso :)
Chiudo quindi questo post un po’ inusuale con le parole di Samuel Taylor Colerdige:
L’uomo si distingue dagli animali per la prevalenza del pensiero sui sensi; ma nei processi mentali normali mantiene costantemente un equilibrio tra le impressioni provenienti dall’esterno e l’attività interiore dell’intelletto. Se le facoltà contemplative risultano sbilanciate, l’uomo diviene un essere dedito unicamente alla meditazione, vale a dire privo della naturale capacità d’agire.
[...] Per quanto sia coraggioso e sprezzante della morte, Amleto vacilla di fronte ai propri sensi, temporeggia immerso nei suoi pensieri e disperde l’energia necessaria all’azione nel semplice sforzo di giungere a una decisione.
[...] Il principe confonde la vista delle proprie catene con l’atto di spezzarle, rimanda l’azione fino a quando non serve più e muore vittima delle circostanze e del caso.
Leggendo alcuni vecchi messaggi di posta elettronica mi sono imbattuto in un link interessante, ma che all’inizio stavo quasi per scartare. Why Linux is better, questo il nome dato ad una serie di pagine, disponibili anche in italiano, utili a sciogliere alcuni dubbi e a mostrare i pregi di Linux agli utenti che si avvicinano per la prima volta a questo mondo.
Una small FAQ for geeks chiarisce alcuni aspetti in parte discutibili dell’impostazione data al sito, come la scelta di parlare semplicemente di Linux piuttosto che di GNU/Linux, o ancora di focalizzare l’attenzione sul solo GNOME. Anche se si tratta di una pagina abbastanza nota tra gli addetti ai lavori, mi sento di “segnalarla” lo stesso dopo aver letto la sezione dedicata al problema della deframmentazione :)
Pubblicato il 2 agosto 2009 ¬ 16:22h. pctips2 Commenti »
Prendo in prestito dall’Enrico V questa frase, a me molto cara, per dare nuova vita a questo spazio. Tra sensazioni a volte contrastanti, ho ripercorso i post precedenti attraverso il filo dei ricordi, decidendo di lasciare tutto così com’era. In fondo, con il tempo cambiano le consapevolezze e gli atteggiamenti, ma il passato per sua definizione non può cambiare.
Questo piccolo angolo di web può comunque avere una sua utilità. Quale che sia, lo realizzerò solo in futuro.
Pubblicato il 29 aprile 2008 ¬ 02:09h. pctips1 Commento »
Quando si chiude una fase importante della propria vita, spesso tra compagni di avventura ci si ripromette che non ci si perderà di vista: la lontananza non potrà scalfire quanto di bello è stato costruito negli anni, e i rapporti non saranno così diversi dal passato.
La vacuità di queste promesse ci viene mostrata dallo scorrere incessante e violento del tempo, che scava un solco sempre più profondo di indifferenza e di silenzio. Ci si ripete che non si può sempre alzare per primi la cornetta, l’orgoglio lascia che i giorni passino e che il silenzio perduri.
La disillusione prende il sopravvento, a volte fa dimenticare anche i bei momenti vissuti insieme, quando tra amici bastava uno sguardo per intendersi, con quella complicità che non ti negava mai un sorriso quotidiano, neppure nei momenti più bui.
Forse sto cadendo nel patetico, forse questo post non è opportuno, forse urterà la sensibilità di qualcuno: non mi importa, dopotutto abbiamo dimostrato di non avere la maturità e la voglia di mantenere le promesse fatte.