Un passo nel vuoto

Nei giorni scorsi ho avuto modo di leggere un’edizione dell’Amleto con postfazione di uno dei miei autori inglesi preferiti. Alcuni passaggi, che riporto sotto parzialmente, mi hanno colpito per la loro grande attualità, e allo stesso tempo mi hanno fatto da monito per una situazione particolare che presto dovrò affrontare. La conclusione a cui sono giunto è piuttosto prevedibile e anche ragionevole, ma è solo in parte sfiorata dallo scopo di questo post: scriverne non avrebbe molto senso :)
Chiudo quindi questo post un po’ inusuale con le parole di Samuel Taylor Colerdige:

L’uomo si distingue dagli animali per la prevalenza del pensiero sui sensi; ma nei processi mentali normali mantiene costantemente un equilibrio tra le impressioni provenienti dall’esterno e l’attività interiore dell’intelletto. Se le facoltà contemplative risultano sbilanciate, l’uomo diviene un essere dedito unicamente alla meditazione, vale a dire privo della naturale capacità d’agire.

[...] Per quanto sia coraggioso e sprezzante della morte, Amleto vacilla di fronte ai propri sensi, temporeggia immerso nei suoi pensieri e disperde l’energia necessaria all’azione nel semplice sforzo di giungere a una decisione.

[...] Il principe confonde la vista delle proprie catene con l’atto di spezzarle, rimanda l’azione fino a quando non serve più e muore vittima delle circostanze e del caso.

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