Articoli recenti

La svolta di Veltroni e la strategia del Cavaliere

Prendo spunto per questo post da un commento lasciatomi da un amico a proposito delle elezioni politiche 2008 e del cambiamento promosso da Veltroni. Credo che, pur tra le contraddizioni che hanno sempre caratterizzato la sinistra riformista italiana, il rinnovamento sia ormai iniziato.

Diverse scelte politiche e strategiche lo confermano: la rottura con la Sinistra arcobaleno, non ancora matura per esperienze durature di governo; la non ricandidatura di Ciriaco De Mita; il mancato accordo con i Socialisti, importanti in regioni come Campania e Calabria, e con altre formazioni minori; l’alleanza con i Radicali e, soprattutto, con l’Italia dei valori.

La scelta di correre da soli è coraggiosa ma non avventata: un soggetto riformista e pluralista ha un bacino elettorale persino più grande della metà dell’elettorato. Il PD non ha alle spalle un blocco sociale forte come quello del centrodestra, non può appellarsi ad una determinata classe. In questo senso, trovo giusta la scelta di inserire nelle proprie liste imprenditori giovani e dinamici: non a caso, nelle zone più industrializzate del paese la sinistra antagonista non ha mai ottenuto risultati consistenti.

Credo che un pareggio al Senato sia un’ipotesi realistica: in almeno quattro regioni il distacco tra i due principali schieramenti è molto contenuto. La mia impressione è che nel Lazio il PD possa ottenere il premio di maggioranza, rovesciando così i rapporti di forza a Palazzo Madama. Determinanti saranno soprattutto i risultati nelle singole regioni dell’Unione di Centro e della Sinistra Arcobaleno. Il centrodestra, a dispetto delle dichiarazioni di facciata di molti suoi esponenti, non può certo dormire sonni tranquilli.

Non a caso, secondo quanto riportato in un articolo su Repubblica.it, Berlusconi sta cercando la collaborazione di Walter Veltroni per aprire una stagione nuova di riforme. Il leader del centrodestra è perfettamente consapevole – l’Unione docet – che non si può governare un paese diviso con un’esigua maggioranza. Alcune sue dichiarazioni – una su tutte: “Lascerò da grande statista dopo aver fatto le riforme” – danno credito all’ipotesi che il Cavaliere stia cercando di sdoganarsi agli occhi del PD per poter aspirare alla Presidenza della Repubblica.

Ma le sorti della partita elettorale, a questo punto, possono essere cambiate solo da chi si trova ad inseguire. La mia speranza è che Veltroni, seguendo fino in fondo l’esempio di Barack Obama, possa convincere una fetta consistente di indecisi ad andare a  votare per lui, facendo leva sulle speranze degli italiani e su ciò che li unisce, non rinunciando a mettere in luce gli aspetti disastrosi e fallimentari del governo Berlusconi.

Si può fare

Il nostro Paese fra pochi giorni affronterà una delle sfide più delicate della sua storia recente. Sarà necessario fare una scelta di campo: decidere di rompere con il passato, per aprire una stagione nuova; oppure conservare lo status quo, sommersi dalle proprie paure e dall’incoscienza del pregiudizio.

Abbiamo davvero paura del nuovo?

L’Italia può trarre il proprio slancio vitale solo dalla determinazione e dal talento dei propri cittadini: non lasciamo che la nostra dignità venga ancora una volta calpestata dall’elitarismo figlio di una certa scuola politica.

Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile sostengo con convinzione la candidatura di Walter Veltroni alla Presidenza del Consiglio. Scelgo di votare per il Partito Democratico per raccogliere la sfida lanciata dai fondatori dell’Ulivo: un’anima pluralista e tollerante, un grande soggetto riformista, disposto al dialogo con l’altra parte politica, ma proiettato verso il futuro nella piena consapevolezza della nostra storia.

Homo faber fortunae suae: un messaggio dalla portata più attuale che mai.

Il ritorno degli Invincibili

La Juventus, giocando la miglior partita dell’anno, ha riaperto la corsa scudetto, mettendo in luce l’inadeguatezza psicologica – e al momento anche fisica – dell’Inter. Ci può essere un pizzico di rammarico per aver sprecato in passato molte occasioni: troppi i punti persi dopo la sosta natalizia e successivamente alla vittoria con la Roma. Ma la prestazione corale maiuscola offerta dalla squadra mi riporta alla memoria la Juventus degli Invincibili, quella targata Marcello Lippi.

Claudio Ranieri ha dato l’ennesima dimostrazione di meritare la piena fiducia nella dirigenza: con scelte tattiche solo in apparenza azzardate ha sconfitto due squadre nettamente superiori solo sulla carta. L’allenatore romano, sempre misurato ed onesto nelle dichiarazioni, sarà l’artefice della ricostruzione della Juve sia in chiave scudetto che per la Champions League.

Una considerazione particolare va riservata ad Alessandro Del Piero. Ha scelto il modo migliore per onorare la memoria del compianto Scirea, di cui può essere considerato l’unico erede per correttezza e sportività dimostrate dentro e fuori dal campo. Se una serie di prestazioni di altissimo livello non merita una convocazione in Nazionale, ho l’impressione che questo Europeo per l’Italia non sarà molto diverso da quello del 2004 e, soprattutto, dal Mondiale 2002. Mi auguro che Donadoni abbia l’onestà intellettuale di ammettere i propri errori.

La Vecchia Signora non smetterà di lottare: saranno le prossime partite a definire la portata di questo bellissimo trionfo.

You’re Beautiful – James Blunt

È difficile accettare che una persona interpreti i tuoi sentimenti e le tue azioni in base al giudizio inconsistente e di parte di un perfetto estraneo.

La disillusione, attecchita e cresciuta col tempo, ti fa capire – o credere – come poi non si trattasse davvero dell’angelo tanto cercato e desiderato.

L’empatia

Come per molti miei valori, è stata mia madre a trasmettermi il valore dell’empatia. Mia madre odiava ogni genere di crudeltà, di indifferenza o abuso di potere che trovasse espressione nel pregiudizio razziale, nel bullisimo delle scuole o nei lavoratori sottopagati. Ogni volta che vedeva in me anche solo un accenno di un simile comportamento mi guardava dritto negli occhi e mi chiedeva: “Come pensi che ti farebbe sentire?”

È stato però nel rapporto con mio nonno che penso di aver interiorizzato per la prima volta l’empatia nel suo significato più pieno. Poiché il lavoro di mia madre la portava di frequente all’estero, durante gli anni del liceo ho vissuto spesso con i miei nonni e, senza un padre in casa, era mio nonno a sopportare il peso della mia ribellione adolescenziale. Lui stesso non aveva un carattere facile; era insieme affettuoso e irascibile, ed era facile ferire i suoi sentimenti, anche perché la sua carriera non l’aveva condotto dove avrebbe voluto. Quando avevo sedici anni litigavamo tutto il tempo, di solito perché non rispettavo quella che consideravo una serie di regole insignificanti e arbitrarie – fare il pieno quando prendevo la sua macchina, per esempio, o assicurarmi di aver sciacquato il cartone del latte prima di buttarlo nella spazzatura.

Con un certo talento per la retorica, unito a un’assoluta certezza nella giustezza delle mie opinioni, mi sono reso conto che non era poi così difficile uscire vincenti da quei dibattiti, che lasciavano mio nonno irritato, e lo facevano sembrare irragionevole. Tuttavia a un certo punto, forse all’ultimo anno di liceo, queste vittorie hanno iniziato a darmi meno soddisfazione. Ho cominciato a pensare alle lotte e alle delusioni che mio nonno aveva avuto nella vita. Ho cominciato ad apprezzare il suo bisogno di sentirsi rispettato nella sua casa. Ho compreso che rispettare le sue regole mi sarebbe costato poco, ma che per lui avrebbe significato molto. Ho riconosciuto che talvolta aveva ragione e che a insistere a fare sempre a modo mio senza curarmi dei suoi sentimenti e delle sue necessità in qualche modo mi sminuiva.

Non c’è niente di strano in questa consapevolezza, certo; in un modo o nell’altro è quello attraverso cui dobbiamo passare tutti se vogliamo crescere. E ancora una volta mi ritrovo a ispirarmi alla semplice domanda di mia madre – “Come pensi che ti farebbe sentire?” – come principio guida per la mia politica.

Barack Obama – L’Audacia della Speranza